E’ stata una giornata ricca di contenuti, quella trascorsa in compagnia di Giorgio Chiarle su per le colline circostanti la nostra cantina di Bazzana, percorrendo la strada che segna il confine tra i comuni di Nizza Monferrato e di Mombaruzzo, nel cuore del Monferrato astigiano.

L’intento era di ascoltare il racconto di un uomo che, con tanta passione, ha dedicato, e dedica tutt’ora, la sua vita a ciò che di più bello e genuino la natura dona in questo angolo di Piemonte: la vite, l’uva e il vino; in altre parole, conoscere la storia di Malgrà direttamente dal racconto del suo fondatore, Giorgio Chiarle. Vigneto per vigneto e sosta dopo sosta, sono stati tanti gli spunti da lui offerti: nomi, date, curiosità, ricordi, spiegazioni tecniche, esperienze vissute. Un “meltin pot narrativo”, così ricco e variegato, che ha consentito la scrittura di una lunga storia, adatta a essere letta un po’ alla volta, quasi come un coinvolgente romanzo, che ripercorre la piacevole conversazione fatta con Giorgio durante la nostra passeggiata tra i vigneti. Attraverso le sue parole, la narrazione vi accompagna alla scoperta della storia e dell’identità della cantina Malgrà, soffermandosi soprattutto sul fascino del nostro territorio e sulla bontà dei nostri vini. Dunque cosa aggiungere, se non un augurio di buona lettura da noi e da Giorgio Chiarle.

In un freddo giorno di febbraio, seduti in auto a metà mattinata, un cielo grigio e nebbioso faceva da cornice alla nostra escursione tra le vigne, quasi a voler ricordare di aver scelto forse la stagione meno idonea a questo genere di “piaceri campestri”. Il paesaggio invernale, così povero e avaro di colori, riservava però quell’atmosfera adatta al ricordo dei tempi passati, quel pizzico di pacata malinconia tipica del ricordare gli anni vissuti. Così, Giorgio Chiarle: “Di origine sono langarolo. Da bambino non c’era altro impegno se non quello del contadino. Coltivavo già un pezzettino d’orto e, pian piano, sono cresciuto così. Eravamo contadini, avevamo i buoi. Ho coltivato la terra fino al 1975. Poi, dopo, ci siamo trasferiti a Bazzana. Qui c’era mio cugino Domenico Bonfante, la sua famiglia dal 1908 coltivava i vigneti e produceva il vino. Avevano anche un negozio a Genova, una cosa comune in questa zona, e lì vendevano vino sfuso e in fiaschetta. Così, insieme, abbiamo deciso di affittare la cantina più grande della borgata, che sorgeva vicino alla ferrovia, praticamente nel luogo dove siamo oggi. Il proprietario di allora, la famiglia Calligaris, aveva delle figlie che non volevano più continuare l’attività. Per cui, dopo qualche anno, siamo riusciti ad acquistarla e poi a ristrutturarla. Prima c’erano solo tre vecchi capannoni. Il lavoro era molto diverso, il vino per lo più veniva venduto sfuso. Una volta avviata l’attività, sono sempre rimasto chiuso in azienda a fare vino. Era mio fratello a seguire i vigneti. Poi, dopo la sua morte, me ne sono interessato io”.

Partiti dalla cantina di Bazzana, dopo alcune centinaia di metri, abbiamo svoltato repentinamente  a destra, arrampicandoci su per la collina. Giorgio alla guida: “Questa è strada Baglio. Si chiama così perché è il nome della zona, località Baglio appunto. Questa è una delle colline del comune di Nizza Monferrato più vocate a barbera e qui abbiamo la maggior parte dei nostri vigneti. Una volta era chiamata la collina dei Bonfante, la famiglia di mio cugino. Più avanti c’è anche la cascina che, insieme ai terreni a fine anni ’90, è rientrata nel progetto Malgrà. Intorno alla cascina, c’è uno dei nostri vigneti più vecchi, impiantato più di quaranta anni fa, da lì prendiamo le uve per la Barbera d’Asti Superiore Mora di Sassi, quella che oggi si fregia della denominazione “Nizza”. Questa collina è molto ben esposta, prende quasi sempre il sole, lo prende a mezzogiorno e a levante. C’è anche un terreno molto adatto a questa varietà: il tufo bianco. Nel passato accadeva spesso che le case, improvvisamente, avevano delle crepe. Facendo delle indagini, abbiamo capito che il terreno è costituito di tufo bianco duro, posto su sabbia e ghiaia. La tipologia di suolo ideale alla vite perché non assorbe tanta acqua e garantisce un vero e proprio drenaggio naturale. E queste crepe erano dovute proprio al tufo che, con il cambio di temperatura e di umidità, si stringe di inverno e si dilata d’estate”.

Continua…