Le origini del Barolo: un ultimo sguardo ad una delle prime menzioni del nebbiolo

Per quelli di voi che hanno seguito il blog di Tenuta Carretta fino ad ora, ci auguriamo che vi sia piaciuta la serie dei nostri post in cui abbiamo analizzato un passaggio dell’opera del XIV secolo di Pietro de Crescenzi. Si tratta di un testo che è largamente ritenuto una delle prime menzioni del nebbiolo. Molto probabilmente il nostro più grande traguardo è stato raggiunto semplicemente trascrivendolo sul nostro blog. In molti hanno citato questo passaggio ma raramente (se non mai) è stato riportato interamente.

Come per molti altri testi antichi nella storia del vino italiano, scrittori e critici si sono limitati a riportarlo e ad osservare che il nebbiolo, molto probabilmente, venne citato per la prima volta nel Medioevo. Ma c’è molto di più Le ultime righe del testo in questione sono le seguenti.

(Il nebbiolo) è da serbare e potente molto e non deve stare nei graspi oltre un dì o due. E quella è molto lodata nella città di Asti e in quelle parti.

Troviamo che queste righe siano interessanti perchè rivelano come i vignaioli del tempo fossero consapevoli 1) della potenzialità del Nebbiolo di evolvere nel tempo 2) del fatto che controllare la macerazione sia fondamentale nella vinificazione di quest’uva e 3) che la patria del nebbiolo a quel tempo fosse Asti e non Alba.

In prima battuta è importante notare che allora erano rari i vini ritenuti capaci d’invecchiamento. La maggior parte veniva prodotta per essere consumata “giovane”. Il fatto che De’ Crescenzi puntualizzi questa caratteristica ci mostra che, anche a quel tempo, il Nebbiolo fosse un uvaggio prestigioso.

In secondo luogo, l’osservazione di De’Crescenzi, ci chiarisce definitivamente che le conoscenze dei vignaioli italiani durante il Medioevo erano maggiori di quanto si è soliti credere e che probabilmente al tempo non fossero amati i vini eccessivamente tannici. Infatti vini secchi e molto tannici sono un fenomeno che inizia a prendere piede in Europa solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Molti vini fino all’epoca contemporanea (ma anche moderna) erano vinificati dolci. Le sue annotazioni confermano quindi quanto conosciamo sulla produzione vinicola del tempo.

Ma è il terzo punto quello che trovo più interessante.

Oggi, grazie al successo ed alla fama di Barolo e Barbaresco, pensando alla dimora di quest’uva ci viene in mente Alba. Ma di fatto questa città è diventata sinonimo di grandi vini solo dopo il 1960. Asti invece con il suo sottosuolo di arenaria, era già nota come uno dei più importanti centri di produzione per vini di pregio sin dai tempi di De’Crescenzi (qualcuno di voi ricorda la novella della Marchesana di Monferrato di Boccaccio?). Oggi pensiamo ad Asti e all’astigiano come al cuore della produzione della Barbera. Ma il testo di De’Crescenzi ci rivela che il nebbiolo copriva larghe aree viticole di quella zona.

In futuro non escludiamo di tornare sull’argomento con nuovi post, ci auguriamo che quelli scritti finora vi siano sembrati interessanti almeno quanto noi li abbiamo trovati stimolanti.