Giuseppe Cavallo, responsabile viticolo di Malgrà / Tenuta Carretta, spiega l’importanza di questo intervento.

Oggi è come se dormisse, domani invece germoglierà e, dopo ancora, darà vita a nuovi frutti. È il ciclo vegetativo della vite che, nel freddo dei mesi invernali, come in un letargo, rallenta fino ad arrestarsi, consentendo alla pianta un dolce e meritato riposo. E così, con l’arrivo di gennaio e l’inizio del nuovo anno solare, ripartono le pratiche di coltivazione nei nostri vigneti e le viti, ancora dormienti, tornano a ricevere cure e attenzioni. Il primo lavoro è la potatura invernale, detta anche potatura secca o sul bruno, perché fatta quando la pianta è priva della sua parte verde. Un intervento che fornisce alla vite un primo indirizzo, quel taglio dal quale nascerà la nuova annata enologica. La ripresa vegetativa è ancora lontana ma è importante preparare la pianta in modo ottimale. Per capire meglio, facciamo qualche domanda a Giuseppe Cavallo, responsabile viticolo di Malgrà / Tenuta Carretta.

Giuseppe, qual è la funzione della potatura invernale?
“Innanzi tutto, l’obiettivo è di rinnovare la parte produttiva della pianta. La vite, come tutte le piante da frutto, fruttifica prevalentemente su legno di un anno, cioè su quel legno ricavato da un tralcio dell’anno precedente che, superato un ciclo vegetativo, matura e lignifica, diventando la base generatrice di nuovi germogli. Nel sistema di potatura tradizionale usato in Piemonte, detto Guyot, viene lasciato solo uno dei tralci “vecchi”, cioè dei cosiddetti ex germogli lignificati, che sarà utilizzato come nuovo capo a frutto. Generalmente, è sempre uno di quelli più vicini al ceppo. Il capo a frutto farà da sostegno a un massimo di nove gemme, che produrranno i nuovi tralci e, quindi, i nuovi grappoli d’uva. Le viti, essendo individui vegetali unici e diversi tra loro, hanno un’evoluzione difficile da standardizzare. Per questo motivo, in ottica preventiva, è buona abitudine individuare uno “sperone”, cioè una porzione di tralcio di due gemme che, in caso di necessità, funga da alternativa per la crescita strutturale della pianta”.

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In che periodo è più utile potare la vite?
“La potatura invernale ha un ampio periodo di realizzazione, un intervallo di tempo che va dagli inizi di dicembre alla metà di marzo, cioè il periodo coincidente con la quiescenza della pianta, quando è detta appunto ferma o dormiente. La scelta di anticipare o posticipare questo intervento può dipendere anche dalle condizioni climatiche, favorevoli o avverse, avute nei mesi autunnali. Noi, al di là di questo aspetto, scegliamo sempre di tardare un po’ l’inizio, perché preferiamo rispettare pienamente i tempi e i cicli naturali della vite. Crediamo, infatti, che il maggior rispetto della pianta possa alla lunga ripagare di molto, aiutandola a generare una migliore qualità, soprattutto su una coltura come la vite, la cui vita media si stima intorno ai 30-40 anni”.

Qual è il lavoro successivo?
Contestualmente al lavoro di potatura, c’è la stralciatura, cioè l’asportazione di tutto quello che è stato tagliato. Di norma, essendo la potatura un intervento delicato in ottica produttiva, il potatore si concentra esclusivamente a eseguire i tagli: saranno gli addetti dopo di lui a stralciare i rametti. Infine è la volta della legatura, cioè la curvatura del nuovo capo a frutto. Da qui, col trascorrere dei mesi, avrà inizio la fase “verde”, detta propriamente di vegetazione. Questa, però, la scopriremo insieme più avanti”.