Continua il racconto della bella passeggiata fatta con Giorgio Chiarle qualche settimana fa, tra i nostri vigneti, poco distante dalla cantina Malgrà. Un pomeriggio particolarmente rilassante, che vogliamo raccontare un po’ per volta, iniziato con un interessante focus dedicato a una delle zone del comune di Nizza Monferrato più vocate alla coltivazione della barbera, la località Baglio, dove si trova la maggior parte dei nostri appezzamenti di proprietà.

Riprendiamo il filo della narrazione descrivendo ciò che di più curioso e strano abbiamo osservato durante questa piacevole ‘passeggiata bucolica’: il fascino unico delle viti di un tempo, piante messe a dimora da alcuni decenni e che oggi presentano forme insolite, persino buffe. Ne sono un esempio quelle che compongono il vigneto Mora di Sassi: viti piantate a fine anni ’70, su un versante della collina Baglio, che si distingue per le sue particolari condizioni pedo-climatiche. Qui, nasce l’uva barbera per l’omonimo Nizza Docg Mora di Sassi, il top di gamma della offerta vinicola firmata Malgrà, il vino che fino a ieri era il Barbera d’Asti DOCG superiore Nizza Mora di Sassi.

Condividiamo questa osservazione con Giorgio Chiarle: “Visto che belle? – dice lui, sorridendo – Le viti giovani non sono così. Crescono più lineari, più dritte. Hanno un po’ perso questa caratteristica. Oggi ogni vite ha un suo puntello robusto e un tutore ben legato. Una volta venivano piantate e sostenute da semplici canne e successivamente legate l’una all’altra. Inoltre, il sistema di potatura Guyot favorisce i vitigni che fruttificano principalmente sui tralci emessi dalle gemme intermedie del capo a frutto, come il barbera. Del resto la posizione verticale del tralcio stimola lo sviluppo vegetativo della vite mentre la posizione orizzontale stimola la produzione del frutto, motivo per cui il tralcio viene tirato e curvato verso il basso. E curvando un anno, e l’altro pure, la pianta subiva una crescita sempre confusa e diversa, di anno in anno. Così il ceppo, dopo la potatura, non presentava una forma unica e ogni pianta aveva, come ha tutt’ora, un aspetto diverso dalle altre, che la rende molto più “artigianale” e naturale”.

Di vecchie viti, tra i diversi appezzamenti in proprietà, ne abbiamo tante, sia di uve barbera che di moscato. Ma le più vecchie, con oltre quarant’anni di vita, sono proprio le barbere del vigneto Mora di Sassi. Giorgio continua il suo racconto, soffermandosi anche sul perché di questo nome: “Le viti più vecchie sono quelle davanti alla cascina Malgrà, prima conosciuta come la cascina dei Bonfante, al centro della collina. Con quelle uve facciamo il Nizza, utilizzando in parte le uve vicino alla casa e in parte quelle del vigneto più avanti. La vigna deve il suo nome a un antico muro di contenimento in pietra costruito alla sommità della collina che costituisce una parte importante di quello che oggi chiamiamo Bricco Malgrà. Si trattava di una specie di muratura a secco in pietre di tufo, che delimitava e conteneva il terreno. Era come una sponda, realizzata dopo lo scasso dell’area, fatta di massi vicino alla vigna. Una volta non avevano tanti mezzi per portarli via e, una volta preparato il terreno, restavano sul posto”.